Sono sempre di più gli italiani che rinunciano alle cure. C’è chi sceglie di aspettare il Servizio sanitario nazionale, che spesso assegna visite ed esami anche a distanza di mesi. E c’è chi rinuncia perché non può permettersi la spesa o perché non ha i soldi per acquistare i farmaci di cui avrebbe bisogno. Una platea, raccontano i dati ufficiali dell’Istat, sempre più ampia, che sfiora i sei milioni di persone: circa un italiano su dieci.
Al tema della povertà sanitaria dedichiamo l’ampio dossier di apertura. Perché i numeri raccontano un sistema sotto pressione, nonostante la spesa sanitaria complessiva nel nostro Paese abbia raggiunto una cifra imponente: 186 miliardi di euro. Conosciamo tutti bene il nodo delle liste d’attesa, una delle principali criticità del sistema. Prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico in tempi che siano compatibili con le esigenze di salute è come affrontare un percorso a ostacoli. E per la fasce più fragili della popopolazione è ancora più complicato. Per chi ha difficoltà economiche, il rischio di non poter accedere alle cure è ancora più alto. Chi può permetterselo aggira l’attesa rivolgendosi alla sanità privata, pagando di tasca propria per avere una risposta più rapida. Per gli altri, e parliamo di una maggioranza significativa, resta l’attesa. Oppure la rinuncia.
Nel giornale, come sempre, trovate tante altre storie. Ne segnalo una in particolare. Paolo Brivio ci racconta, dopo il blitz delle forze dell’ordine tra le sette torri di via Quarti, nella zona ovest di Milano, quel che resta di uno sgombero.
Infine, una bella notizia. Michele Serra, uno dei più importanti giornalisti italiani, sarà il direttore speciale del numero 300. Un grande onore per la nostra piccola redazione.




