Sono tanti i sacerdoti con gli stivali nel fango

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Una delle prime immagini di Papa Leone proiettata sui social lo vedeva, quando ancora era vescovo in Perù, impegnato ad aiutare la sua gente colpita dalle alluvioni. Preti in trincea, già. Come don Massimo Mapelli

Un prete con gli stivali nel fango, questa è l’immagine che è stata proiettata sui social nei primi giorni di pontificato del nuovo Papa Leone XIV quando era ancora vescovo in Perù, sulle Ande, in mezzo ai campesinos

Ma sono tanti i preti con gli stivali nel fango, idealmente e non. Preti in trincea, in mezzo ai guai, insieme agli invisibili. E non ci stanno da soli. 

Uno di questi è don Massimo Mapelli, che alle porte di Milano, nella cintura sud, in una zona infiltrata dalla criminalità organizzata calabrese, dove c’è un bene confiscato alla mafia ogni mille abitanti, da dieci anni a questa parte ha ricevuto diversi beni in consegna e li ha restituiti ai cittadini. Il tutto in nome dell’accoglienza, della solidarietà, della cultura, non solo della legalità, ma soprattutto della giustizia, cercando anche soluzioni alle carenze abitative per gli sfrattati. Un prete che ha saputo creare una comunità intorno a sé: Insieme si può è il titolo del libro che racconta la storia del bene confiscato alla mafia che oggi si chiama Libera Masseria a Cisliano e dove il clan Lampada-Valle, per ripulire il proprio denaro sporco, aveva un ristorante che fungeva da copertura per loschi traffici, e praticava l’usura nei confronti di piccoli imprenditori e artigiani. Non è stato facile perché, quando era stato appena confiscato, i mafiosi del clan impedivano l’accesso per farlo cadere in rovina. Era diventato un tugurio saccheggiato e infestato da topi. 

Don Massimo e i suoi amici dell’associazione Una casa anche per te hanno dovuto occuparlo per forzare la mano alla lentissima burocrazia, a prezzo di enormi sforzi. Ma grazie all’aiuto di cittadini, associazioni, sindacati, scout, parrocchie e Caritas il bene è stato restituito alla collettività. Accoglie anche i minori stranieri non accompagnati, i giovani dei campi scuola da tutta Italia e, come in un altro bene confiscato alla mafia nella vicina Trezzano sul Naviglio, vengono accolti anche i padri separati e poveri, che sono fuori dalla famiglia e spesso dormono in auto perché non sanno dove andare. 

Restituire dignità

Resistere, lottare, restituire la dignità alle persone, aiutarle a risollevarsi e allo stesso tempo combattere la mafia e non piegare mai la testa in nome di una fede. Ma non basta ancora, questo tempo non ha bisogno di eroi solitari per portare cambiamento e rispondere alle domande di senso, gli eroi veri sono quelli che sanno costruire intorno a sé gruppi e far parte di diverse comunità per durare a lungo nel tempo. Tutto ciò resta, costruisce, getta ponti verso la società civile, non importa se con chi crede o chi non crede. 

Diceva il Cardinale Martini che la distinzione è tra chi pensa e chi non pensa. E con don Massimo Mapelli c’è tanta gente che pensa, che si accorge della realtà che la circonda. In uno dei beni confiscati alla mafia, don Massimo Mapelli ha organizzato momenti di ascolto per le persone cadute ancora una volta nella trappola dell’usura e ancora una volta ingannate dalla malavita. In un altro Comune del milanese, gestisce per conto della Caritas un grande Emporio della Solidarietà, «Il cuore non mente – ripete don Massimo – mentre la mente a volte lo fa. Se dessimo sempre ascolto alla mente non ci saremmo mai imbarcati in molte avventure finite bene». 

Lui non avrebbe mai aperto la Libera Masseria e noi, nel nostro piccolo, non ci saremmo lanciati in un giornale di strada sempre più seguito, pensando di vederlo addirittura ringiovanito nella grafica dopo 30 anni. 

Un giornale come quello che state sfogliando, che fa il suo mestiere di denuncia raccontando storie di resilienza e speranza come questa.

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