Ospizi, case di riposo, cure domiciliari: tutto ha un costo spesso insostenibile per le famiglie, costrette in molti casi a vendere il patrimonio per far fronte alle spese
Caro Schiavi, ho seguito sulle pagine del Corriere il dibattito che ha avuto con alcuni lettori sul tema degli anziani e dei ricoveri nelle strutture di assistenza. Concordo con quanti si sono fatti interpreti di una situzione che davvero rischia di erodere la stabilità e la serenità di molte famiglie. Le rette delle case di riposo arrivano facilmente a superare i 3 mila euro. E spesso le pensioni degli anziani ne coprono solo una piccola parte. L’alternativa, l’assistenza in casa, diventa in situazioni di cronicità difficile anche da gestire.
Possibile che non si trovi un sistema più equo, con un maggiore sostegno pubblico per chi non ce la fa? Invecchiare con dignità dovrebbe essere un diritto. Grazie per lo spazio.
Luisa Galimberti (Milano)
Gentile Luisa,
i diritti umani, quelli che hanno reso la società più civile, sono sotto attacco nel mondo e anche da noi. Questo attacco è ancora più subdolo e vigliacco perché nel mirino ci sono le persone fragili e meno difese, quelle che Papa Francesco chiamava “le vite di scarto”. Fra queste ci sono gli anziani, non i longevi brillanti che giocano a golf e fanno pilates, ma i vecchi che si portano addosso le patologie di una longevità problematica che finisce in una triste solitudine oppure scarica il peso sulla famiglia: un anziano malato da gestire è un costo, se mancano le risorse puo diventare un dramma, se latita l’assistenza è un’odissea.
Ospizi, case di riposo, cure domiciliari: tutto ha un costo e il sistema, sorretto un tempo dalle opere pie e dai ricoveri frutto di donazioni, è in crisi. Si vende il patrimonio di famiglia per fronteggiare i debiti, enormi: a Milano il Golgi Redaelli ha 60 milioni di perdite, il Trivulzio un passivo di 100 milioni. Garantire la sostenibilità economica di strutture che erogano servizi essenziali alle persone anziane non dovrebbe dipendere dalla vendita dei loro beni, ma da un sistema di finanziamento stabile e coerente con il valore sociale che esse producono.
C’è una scelta che interroga la politica: curare un grande anziano conviene o no? Per la mia morale, conviene sempre. Per il business, forse no. Così per chi non può pagare infermieri, badanti e altro a domicilio si profila il rischio americano, lo squallore dell’isolamento e la divisione in classi. Il pericolo, se non si riforma il sistema nato nel 1978 che non prevedeva la cronicità e la durata della vita, è quello di lasciar decidere tutto ad un algoritmo che programma in base ai calcoli, non all’umanità che si deve ai più vecchi e ai più fragili.




