Tango Fog Non vedenti in pista per sentirsi speciali

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Attraverso il ballo il non vedente può dissipare la nebbia che lo avvolge e conquistare maggior consapevolezza

Ballo, inclusione e cambiamento. Sono questi i tre principi alla base del progetto Tango Fog, avviato nel 2018 dall’insegnante di tango Emiliano Naticchioni al Centro Regionale Sant’Alessio per non vedenti e patrocinato dall’ambasciata Argentina in Italia.
«Fog in inglese significa nebbia. Una nebbia che, attraverso il ballo, il non vedente può dissipare, conquistando una maggiore consapevolezza del proprio corpo, del movimento e della gestione dello spazio – spiega Emiliano, il quale si avvicina al tango per caso –. Nel 2012 ho affrontato una separazione dolorosa, mi sentivo emotivamente molto provato. Così, anche per recuperare una vita sociale che non avevo quasi più, ho accettato l’invito di un’amica, iniziando a frequentare un corso». Dopo poche lezioni di gruppo, Emiliano si appassiona così tanto da decidere di frequentare dei corsi individuali, per approfondire la tecnica.
Trascinato dal fuego, sceglie di diventare lui stesso un insegnante: «Ho una laurea in ingegneria ambientale, ma dopo alcuni licenziamenti, ho deciso di cambiare e diventare un insegnante di tango, superando uno scoraggiamento iniziale» spiega.
Con i primi allievi organizza alcune performance in ambito di manifestazioni culturali nel territorio della Sabina, in provincia di Rieti. Accorgendosi del valore dell’arteterapia, intraprende un percorso di formazione come arteterapeuta, ottenendo la qualifica di counselor. …

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