Riprendendo il format creato dalla content creator Simona Fiengo, i consigli dei redattori di Scarp Napoli
Oggi vi voglio raccontare un posto di Napoli molto frequentato, non solo da turisti ma anche da partenopei. Sto parlando di via Toledo, già via Roma. E vi voglio raccontare un episodio della mia infanzia. Era la vigilia di Natale del 1971, ero a casa di mia nonna Maria (detta Maria a ’serengara) su a Montesanto, a piazza Gesù e Maria. Ero con mia madre, aspettavamo che mio padre ci venisse a prendere. Mia nonna mi regalò, sapendo i miei gusti, un interceptor terrestre della serie televisiva Ufo, famosa in quegli anni. Aspettavamo, aspettavamo, e si fece quasi mezzanotte, ma mio padre non arrivava. Poi, all’improvviso si presentò alla porta con un grosso pacco di circa un metro: all’interno c’era un organo ad aria della Bontempi. Era verde, lo dico perché la maggior parte erano rossi e arancioni, ma a lui piaceva quello. Disse che era entrato alla Rinascente, che si trovava per l’appunto in via Toledo, per curiosità, e vide gli organi esposti e funzionanti. Si sedette, perché da giovane aveva studiato pianoforte al conservatorio della Majella e cominciò a suonare. La gente si fermava e lo guardava, come adesso i flashmob, e non si accorse che intanto il tempo passava.
Quando andò via comprò quell’organo, e i commessi gli fecero anche uno sconto perché, grazie a lui, ne vendettero qualcuno quella sera. Mia nonna si arrabbiò moltissimo, io invece cominciai subito a strimpellare Silent night. Questa è la storia che mi lega a quel posto. Ora la Rinascente non c’è più, al suo posto c’è un negozio di vestiti famoso. Via Toledo ora è un’isola pedonale, ma prima c’era una marea di auto, ora c’è sempre una marea… ma di pedoni. E quando ci passo mi vengono ancora in mente quelle vecchie insegne, non solo quelle della Rinascente, ma anche una grande L di un vecchio negozio di vestiti alta circa tre piani e Napolitano, lo storico negozio di pianoforti a piazza Carità. I negozi oggi sono cambiati, sono più illuminati e nuovi, ma è sempre Napoli.
Come arrivarci? Dalla stazione centrale bus R2 scendendo al San Carlo, oppure metro stazione Toledo, è semplicissimo.
di Massimo De Filippis
Largo Donnaregina luogo del cuore in centro città Qui la prima redazione di Scarp
Il luogo che vi voglio raccontare è Largo Donnaregina, bellissimo luogo del centro città che ricordo con affetto perchè lì c’era la redazione di Scarp de’ tenis, di fronte alla Caritas. Quelle scale che dovevamo fare per salire all’ultimo piano non pesavano. Ci sta una piazzetta
dove a volte ci mettevamo, e c’erano anche le galline della signora Carmela.
Poi andavamo al bar da Lello, che ci voleva bene, e qualche volta a farci i panini dal salumiere quando dovevamo aspettare di salire il pomeriggio perché non tutto era ancora pronto. C’era una bella atmosfera. Vedevamo tutti i parroci che passavano, e facevamo due chiacchiere con loro, anche con Pasquale, il custode della Caritas.
Se volete andare a visitare questo luogo potete prendere la metro a Garibaldi e scendere a piazza Cavour, attraversate e camminate un po’ per via Duomo.
C’è anche un vicoletto che prima era completamente abbandonato, poi sono arrivati dei ragazzi che hanno aperto una libreria e, grazie anche a questo progetto, è poi nato il Vicolo della Cultura.
Era un ritrovo di ragazzi e venivano organizzati tantissimi eventi con scrittori anche famosi, per presentare dei libri. Adesso quei ragazzi non ci sono più, sono rimasti però i murales, un omaggio a tante donne coraggiose.
di Monica Esposito
Alla colonna spezzata, luogo di tuffi memorabili
Ogni volta che passo davanti alla colonna spezzata e vedo gli scugnizzi che si tuffano, si accende la lampada dei ricordi e mi si schianta il cuore. Per un attimo ritorno bambino, e mi ricordo che partivo alle 7 da Fuorigrotta, aspettavo il filobus numero 1 con i miei compagni e mi arrampicavo dietro, che gioia. Sentivo il vento che mi accarezzava la pelle, non mi preoccupavo del pericolo, ero bambino, la vita si apriva come un ventaglio, il rischio faceva parte del gioco. Quando arrivavamo poi alla colonna spezzata, facevamo la gara a chi si tuffava per primo con i miei compagni. Si scherzava, con la testa sotto i cavalloni, l’acqua entrava nelle orecchie, la schiuma ti circondava come un girotondo. Poi ci andavamo a stendere sulla spiaggia al sole, ad asciugare la nostra felicità.





