Riprendendo il fortunato format creato dalla content creator Simona Fiengo, i consigli dei redattori di Scarp Napoli
Nel secolo scorso Francesco Rosi con sguardo denunciativo drammatizzò sensatamente la speculazione edilizia con Le mani sulla città, adottando un giudizio su una Napoli stravolta nella sua morfologia, rilevando discordanze, mutevolezze – una topologica affermazione della catastrofe. D’altro canto uno sguardo sulla bellezza di una città deve tenere in considerazione ogni evento di collocazione edificativa come normale processo di svolta.
D’intento con gli altri redattori, nell’anno di celebrazione dei 2000 anni dalla fondazione di Napoli, e prendendo in prestito il format Ti ci devo portare di Simona Fiengo, ci siamo proposti di qualificare quali luoghi danno maggior vanto di lustro. Non è possibile connotare un luogo della città favorito su un altro; di certo angoli che fanno aleggiare clamore e ammirazione possono essere chiamati in causa. Ecco i miei tre.
Il primo, senza dubbio, è Castel Sant’Elmo. La costruzione in sé del castello, in quanto opera d’arte umana; impegno, sacrificio, “manifestatività” di potenza, ed una naturalezza creata, cioè il libro della natura che chiude il cerchio del magnifico golfo. Uno sguardo che spazia tra Capri, Sorrento e Posillipo.
Continuando dall’altura vomerese, adotterei come secondo luogo da visitare il Borgo Marinaro con Castel dell’Ovo adagiato sul mare. Anche qui lo spazio circuibile abbraccia la cresta del Vesuvio con l’intera area abitativa sottostante, fino ad arrivare alla collina di Posillipo.
Il terzo luogo che trovo ammirevole e merita una toccata, è il complesso di Severino e Sossio in cima alla rampa Col di Lana, luogo di bellezza coltivata, costruita, architettata, disegnata e sede della facoltà di Scienze politiche della Federico II, da me sovente frequentato.
Qui il senso della bellezza come relazione si autocelebra nella sua armonia, per un ri-trovamento e donazione di senso. Un immenso chiostro con porticato in piperno, gradualmente elevato su tre colonne di piani, una chiesa attigua di stile barocco scevra da funzioni liturgiche, resa funzionale per convegni e studi.




