A dicembre, lo spettacolare blitz delle forze dell’ordine tra le sette torri di via Quarti, ovest di Milano. Regno di abusivismo e illegalità. E di un’umanità vitale e dimenticata. In molti rimasero senza luce e gas. Due mesi dopo, poco è cambiato
Neanche dodici chilometri dal Duomo. Ma 40 minuti con l’auto, un’ora con i mezzi pubblici, per arrivare all’ombra delle sette astronavi piovute, erano i primi anni Ottanta, nello spigolo più settentrionale di Baggio, un passo dai laghetti che bucherellano il Parco delle Cave. Piovute dal cielo di un’edilizia desolante e un’urbanistica assai poco lungimirante. Sette torri bianco sporco (e annesse stecche di casupole pianterreno), dieci piani per torre: le tre con i civici dispari da un lato, le quattro con i numeri pari a circoscrivere un cortile sull’altro lato di via Eugenio Quarti, una strada che fa curve per finire nei prati alla periferia più occidentale di Milano. Ci hanno messo una sbarra, qualche tempo fa, per impedire l’andirivieni di chi si recava in macchina a scaricare rifiuti nell’erba.

Topi? No, coltelli
Il cuore della metropoli più avveniristica e cool d’Italia batte non lontano da via Quarti. Le celebrate arene del ghiaccio olimpico sono ancora più vicine. Ma qui è un altro mondo. E non solo perché per raggiungerlo ci si mette un bel po’. I sette mastodonti non danno l’impressione di essere terra di nessuno. Anzi, in una grigia mattina di febbraio pulsano di presenze. Donne che rientrano dopo la spesa. Uomini che discutono tra le auto. Anziani che si affacciano alle finestre. I fattorini delle consegne a domicilio. Gli operatori delle tante realtà del terzo settore attive nel quartiere. E una volante della polizia. Forse perché, novità di mattinata, gocce di sangue a grappoli tracciano un sentiero, sull’asfalto, tra il civico 10 e il parcheggio adiacente. Nessuno ha sentito nulla. Qualcuno azzarda: topi. Più probabile un accoltellamento tra umani, con il favore delle tenebre.
Resta il fatto che via Quarti non è terra di nessuno e non è, o non è solo, terra di illegalità. Dire “inferno di periferia”: è un attimo. Così la gente delle torri si porta appiccicate addosso, da sempre, etichette più o meno infamanti. Abusivi. Zingari. Spacciatori. Ricettatori. In ogni caso, tendenzialmente criminali. Non che manchino i motivi. Ma anche in via Quarti la realtà è più complessa, e più ricca, e persino più sorprendente di come torna comodo dipingerla.
Intanto, andrebbero messi a fuoco contesto abitativo e …




