L’antica macchina da pesca, tra le più antiche d’Abruzzo e della costa adriatica, situata tra Rocca San Giovanni e Fossacesia, è una delle poche a non essere diventata un ristorante. Merito di Claudio, custode poeta
«Punta Torre è una mia ricerca, dentro me stesso, per vedere la mia sensibilità prendere vita», così il custode Claudio Ambrosini, 74 anni, descrive il trabocco di Punta Torre, tra i più antichi d’Abruzzo e della costa adriatica, situato tra Rocca San Giovanni e Fossacesia, nel teatino. Queste maestose e suggestive macchine da pesca che dalla costa si inoltrano per diverse decine di metri nel mare, sospese tra legno, argani e reti, sono l’anima del litorale abruzzese.
Con la modernità che spesso ne ha trasformati molti in luoghi di ottima ristorazione, Punta Torre resiste e ci consegna ancora oggi un’autenticità rara, fatta di accoglienza, emozioni e leggerezza.
Percorrendo la splendida via verde, la pista ciclabile che da Ortona attraversa tutta la costa sud abruzzese, ricalcando il vecchio tracciato ferroviario, si respirano natura e pace tra mare, rocce e colline, spiagge e sentieri, chioschi e minuscoli porticcioli, ascoltando lo stupore in tante lingue e dialetti dei visitatori. È in questo contesto che il cuore si prepara alla bellezza quando si giunge in prossimità del trabocco Punta Torre. Già all’ingresso ci si rende conto di entrare in un microcosmo quasi catartico, infatti, sul cartello in legno possiamo leggere la frase Pensare oltre, per un mondo migliore.
Claudio accoglie i visitatori con dolcezza, dando nelle mani di famiglie e coppie un foglio con la poesia Ti meriti un amore di Frida Khalo che suggerisce di leggere ad alta voce, sulla sponda del trabocco che guarda all’orizzonte. Claudio si gode ogni reazione a questo suo gesto e ne vive le emozioni, perché, spiega: «Cerco di dare qualcosa, per aiutare a capirsi in relazione con questo magnifico luogo. Osservo le persone, i loro gesti. Credo …





