Il progetto Vivi – Vivere il cimitero di Viggiù, coordinato dall’Università dell’Insubria, punta a valorizzare questo patrimonio chiuso dal lontano 1910, restaurandolo e mettendolo a disposizione di tutti come museo a cielo aperto
Era il 1820 quando a Viggiù venne creato il primo cimitero. Da allora il tempo sembra essersi fermato all’interno di questo spazio. Tra le sue lapidi, oggi come ieri, si legge infatti la biografia di tante persone che a loro modo hanno fatto la storia di questo paese del varesotto. La vita però di questo cimitero è stata breve: già nel 1910, a causa della sua piccola metratura, venne soppiantato da uno più grande costruito a un chilometro di distanza.
Inizia così lentamente a cadere in disuso. Rivive un momento di nuovo protagonismo nel 1923 quando, in onore dei caduti della Prima Guerra mondiale, vennero piantati al suo interno dei tigli – ognuno per ogni soldato morto in combattimento – per creare un parco delle rimembranze. Tuttavia non è stato sufficiente per ridare di nuovo splendore alla sua bellezza ormai offuscata dal tempo. Arrivando ai giorni nostri, il vecchio cimitero nonostante tutto è ancora lì, con il suo fascino ottocentesco senza tempo.
Viene aperto ai visitatori solo una volta l’anno, tra il 15 ottobre e il 15 novembre, per permettere ai parenti rimasti di onorare i loro cari con un fiore. Un luogo che invita a passeggiare in silenzio, a ricordare e scoprire i nomi e le storie che ancora si leggono sulle lapidi: ogni tomba diversa l’una dall’altra, proprio secondo la concezione romantica.
Perché allora non riportarlo al suo splendore originario e consentire così a tutti di godere della sua bellezza? È stata questa la domanda che ha portato alla creazione del progetto Vivi – Vivere il cimitero di Viggiù, coordinato dall’Università dell’Insubria, dipartimento di biotecnologie e scienze della vita, diretto dalla professoressa Flavia Marinelli e con il coinvolgimento di diversi partner, tra cui il Comune di Viggiù, l’associazione Amici dei Musei Civici viggiutesi e Naturalis Insubria Aps. Nell’ambito del bando Luoghi da rigenerare 2024, il progetto è stato sostenuto da Fondazione Cariplo con un contributo di 170 mila euro.




