I trulli della Valle d’Itria in Puglia sono diventati un richiamo irresistibile per turisti e star del cinema. Vito è uno dei pochi che sa ancora come costruirli: «Servono sapienza e fatica ma il risultato è pura arte»

Se la guardi dall’alto può sembrarti Los Angeles. Non per le palme e i grattacieli, ma per la quantità di piscine a sfioro che risplendono tra gli ulivi. E invece è la Puglia, una regione che negli ultimi vent’anni ha visto una rivalutazione: se ne sono innamorate star della musica e del cinema, ma soprattutto i turisti stranieri che sono arrivati in massa per comprarsi le vecchie masserie e trasformarle in luoghi d’incanto. Masserie sì, ma anche trulli. Fatti di blocchi di pietra incastrati l’uno con l’altro a secco, senza cemento e a forma di cono, punteggiano col loro biancore tutta la Valle d’Itria, nel cuore della Puglia, da Alberobello a Locorotondo, da Martina Franca a Ostuni. Erano le abitazioni dei contadini, oggi sono diventate tesori preziosi, rimesse a nuovo grazie ad una tecnica antica che quasi nessuno conosce più.
L’arte antica di Vito
Vito Semeraro, 43 anni, originario di Cisternino, è uno degli ultimi “trullari” in circolazione: le sue mani hanno acquisito una sapienza ormai scomparsa grazie agli insegnamenti del suo anziano zio che fin da ragazzino lo ha introdotto a questa faticosissima arte manuale.
«Ho iniziato a lavorare con mio zio quando ero un ragazzo – racconta –. Faceva il carpentiere ma aveva una grande passione per la pietra. Ricordo che fino a vent’anni fa i trulli erano un fastidio: le famiglie li facevano smontare e seppellivano le macerie sotto terra per costruire al loro posto degli appartamenti. Sono stati i turisti a salvarli: arrivavano in Puglia e vedevano queste costruzioni un po’ magiche, in mezzo alla campagna. Le compravano per ritirarsi ad una vita solitaria, lontano da tutto». …




